Anche in Basilicata il referendum sulla riforma della giustizia ha visto una netta vittoria del No con il 60,35%, dato superiore alla media nazionale (53,73%). L’affluenza regionale è stata del 53,27%, con il 53,89% in provincia di Potenza (60,07% nel capoluogo) e il 52,1% in provincia di Matera (57,82% nella città). Secondo diversi esponenti politici e istituzionali lucani, il risultato rappresenta una scelta degli elettori a favore della tutela della Costituzione e dell’autonomia della magistratura, con l’invito ad avviare riforme della giustizia condivise e frutto di confronto istituzionale. Di seguito le dichiarazioni dei rappresentanti istituzionali.
Referendum sulla magistratura: vince il No, vincono la Costituzione e la DemocraziaHa vinto il No. Ha vinto in modo chiaro. E con il No ha vinto anche un’idea precisa di democrazia, di equilibrio istituzionale, di rispetto della Costituzione.
Le italiane e gli italiani hanno respinto una riforma sbagliata, costruita male e raccontata peggio. Una proposta presentata come decisiva per risolvere i problemi della giustizia, ma che in realtà non avrebbe migliorato la vita dei cittadini, non avrebbe reso più rapidi i processi, non avrebbe ridotto i disservizi. Sarebbe servita soprattutto al Governo, alla sua propaganda e alla sua volontà di mettere bandierine politiche su un terreno delicatissimo come quello della magistratura.
Non era un tema semplice. Anzi. Era una materia tecnica, complessa, che qualcuno ha provato a semplificare in modo brutale, quasi ingannevole, pur di trascinare il Paese dentro uno scontro ideologico. Ma le cittadine e i cittadini non si sono fatti prendere in giro. Hanno capito. Hanno approfondito. E alla fine hanno scelto di difendere ciò che conta davvero.
In questo risultato c’è un dato che pesa più di ogni altro: la partecipazione consapevole di tanti giovani. Ragazze e ragazzi che non hanno girato la testa dall’altra parte, hanno fatto chilometri per raggiungere il proprio seggio e far sentire la propria voce oppure si sono messi a disposizione per fare i rappresentanti di lista. In molti hanno scelto anche di esporsi pubblicamente, sui social e nei luoghi del confronto, rivelando una partecipazione che lascia ben sperare.
Non è stata una reazione di pancia. Non è stata una mobilitazione improvvisata. È stata una risposta lucida, forte, matura. Una risposta a chi pensava di poter mettere mano con leggerezza all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, piegando un principio costituzionale a convenienze politiche del momento.
Ed è proprio questo il punto politico che oggi il Governo non può far finta di non vedere: il Paese ha bocciato non solo una proposta, ma anche un metodo. Ha detto No a una riforma inutile e divisiva. Ha detto No a un modo arrogante di affrontare i temi istituzionali. Ha detto No a chi, come Trump, continua a usare la giustizia come terreno di scontro, invece di affrontarne seriamente i problemi reali.
Da questo voto arriva un messaggio fortissimo: gli italiani non vogliono propaganda, vogliono riforme vere. Non vogliono forzature, vogliono serietà. Non vogliono guerre tra poteri dello Stato alimentate per interesse politico, vogliono istituzioni credibili, rispettate e capaci di dare risposte concrete.
Per questo oggi non si può ridurre tutto a un passaggio tecnico. Sarebbe un errore grave, oltre che un tentativo maldestro di minimizzare una sconfitta politica evidente. Questo voto dice che c’è un Paese attento, più maturo di certa classe dirigente, che sa distinguere tra i problemi veri e le operazioni di facciata.
Ha vinto il No, sì. Ma soprattutto ha vinto l’idea che la Costituzione non si piega agli interessi del Governo di turno. Ha vinto la consapevolezza di cittadini che hanno scelto di esserci. Ha vinto una domanda di politica più seria, più sobria, più credibile.
E per il Governo questa è una bocciatura pesante. Perché quando provi a usare la giustizia come clava politica e il Paese ti risponde difendendo la Costituzione significa che hai perso molto più di un referendum: hai perso credibilità.
Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)
Referendum in Basilicata, Manca: “NO 60,03% – SI 39,97%, risultato netto a difesa della Costituzione”
Il commissario regionale del Pd Basilicata, senatore Daniele Manca, interviene sui risultati del referendum in Basilicata, sottolineando la portata politica del voto.
“Il risultato consegna un dato chiaro: il NO si attesta al 60,03%, contro il 39,97% del SI. Si tratta di una scelta consapevole da parte dei cittadini lucani, che hanno voluto difendere l’equilibrio dei poteri, l’indipendenza della magistratura e i principi fondamentali della Costituzione”, dichiara Manca.
Il commissario regionale evidenzia inoltre il ruolo della mobilitazione diffusa: “In queste settimane, circoli, comitati, amministratori e militanti hanno animato il territorio con impegno e responsabilità, contribuendo a costruire un confronto serio e partecipato”.
Secondo Manca, il voto rappresenta anche un segnale politico più ampio: “Quando si tenta di intervenire sulla Costituzione senza affrontare i veri problemi della giustizia e senza costruire un consenso largo, i cittadini rispondono. E lo fanno con chiarezza”.
Infine, l’appello: “Dalla Basilicata arriva un messaggio preciso: serve rispetto per la Costituzione e serve equilibrio nelle riforme. Ora si apra una riflessione seria nel Paese, puntando su interventi concreti che migliorino il funzionamento della giustizia senza alterare l’equilibrio istituzionale”.
Il NO prevale in provincia di Matera
Accogliamo con soddisfazione l’esito del referendum svoltosi in questo fine settimana, che nella provincia di Matera ha visto prevalere il NO con circa il 60% dei consensi.
Si tratta di un risultato importante, che conferma la validità della posizione assunta dal nostro Partito. Le cittadine e i cittadini hanno espresso una scelta chiara: le riforme sono necessarie, ma possono e devono essere realizzate senza intaccare i capisaldi della Costituzione italiana, che rappresenta il fondamento della nostra democrazia.
Questo voto dimostra come sia possibile coniugare cambiamento e rispetto dei principi costituzionali, dentro un percorso serio, condiviso e rispettoso delle istituzioni.
Desidero rivolgere un ringraziamento sincero a tutti i circoli del Partito Democratico della provincia di Matera, ai segretari, agli iscritti e ai volontari che in queste settimane si sono mobilitati con impegno e passione, contribuendo in modo determinante a questo risultato. Il loro lavoro capillare sul territorio è stato fondamentale per informare, coinvolgere e costruire consapevolezza.
A tutte le elettrici e gli elettori va il nostro ringraziamento per la partecipazione e per aver rafforzato, con il voto, la qualità della nostra democrazia.
Il Segretario Provinciale del Partito Democratico
Claudio Scarnato
Chiorazzo (BCC): “Bocciata una riforma divisiva, oggi è un bel giorno per la democrazia”.
“L’esito del referendum sulla giustizia, con la netta affermazione del No sia in Italia che in Basilicata, rappresenta una scelta netta dei cittadini, maturata con una larga partecipazione e con uno scarto significativo rispetto al Si ed un segnale politico chiaro”.
Lo dichiara il Vice Presidente del Consiglio regionale della Basilicata e Presidente di Basilicata Casa Comune, Angelo Chiorazzo.
“Il tentativo del centrodestra di trasformare il referendum in una battaglia politica, sostenuto da una narrazione fuorviante alla quale non si sono sottratti neppure esponenti di primo piano del Governo, a partire dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non solo non ha prodotto i risultati attesi, ma si è rivelato controproducente per chi pur essendo maggioranza in Parlamento non è maggioranza nel Paese”.
“Come Basilicata Casa Comune abbiamo sostenuto le ragioni del No spiegando che le riforme della giustizia, così come tutte le riforme costituzionali, non si fanno a colpi di maggioranza, ma attraverso una larga condivisione”.
“Questo voto va oltre il quesito referendario e racconta una crescente distanza tra il Paese reale e chi governa. Troppo spesso il governo, tanto a livello centrale che qui in Basilicata, è più attento agli slogan che a costruire soluzioni concrete per gli italiani e per i lucani”.
“Da qui deve partire una riflessione seria. Spetta ora alle forze riformiste e progressiste raccogliere questo segnale e costruire un’alternativa credibile, seria e responsabile. Da parte nostra continueremo a lavorare con determinazione in questa direzione, mettendo al centro i bisogni delle comunità e il rispetto delle istituzioni”.
Il No vince. L'Italia sceglie la Costituzione contro l'arbitrio.
Perde Meloni, straperde Bardi e tutto il centrodestra lucano
Il No ha vinto con oltre il 53 per cento dei voti, su un'affluenza che sfiora il 59 per cento: un dato che non si vedeva per un referendum da anni. Gli italiani non si sono limitati a difendere lo status quo. Hanno scelto consapevolmente di non consegnare al potere politico uno strumento di controllo sulla magistratura che, una volta acquisito, difficilmente si restituisce.
Come deputato, avvocato, membro della Commissione Difesa e della Delegazione italiana al Consiglio d'Europa, ho seguito questa vicenda con la consapevolezza di chi conosce dall'interno la fragilità degli equilibri istituzionali. Ho visto, nelle sedi europee, cosa accade quando un governo democraticamente eletto comincia a smontare i contrappesi: non con un atto d'autorità, ma con una sequenza di riforme ragionevoli, ognuna difendibile da sola, devastanti nell'insieme.
La riforma Nordio non era una razionalizzazione tecnica. Era un progetto finalizzato a frantumare l'organo di autogoverno unitario della magistratura. Era il tentativo di trasformare il pubblico ministero in un soggetto la cui carriera dipende — anche indirettamente — da chi oggi governa e da chi potrebbe governare domani.
Il No di oggi non conclude nulla. L'abolizione dell'abuso d'ufficio, le modifiche al traffico di influenze illecite, i tentativi ripetuti di limitare il perimetro dell'azione penale su materie sensibili — tutto questo è ancora nell'ordinamento, a testimoniare una strategia di lungo periodo che questo risultato rallenta ma non arresta. Il nostro compito è presidiare tali questioni con la stessa continuità con cui il governo ha lavorato per anni a smontarle.
Ringrazio i cittadini che hanno votato con consapevolezza e tutti coloro che hanno contribuito a spiegare una questione complessa senza semplificarla.
Dalle urne un chiaro messaggio: esiste una maggioranza alternativa anche in Basilicata. Nella nostra regione il No vince addirittura con oltre il 60%. I cittadini hanno consegnato un messaggio anche a noi. Non soltanto il Paese chiede un’alternativa, lo chiedono anche i lucani. E se a Roma una maggioranza contrapposta al Governo Meloni esiste già, in Basilicata questa alternativa c’è ma va organizzata e questo voto ci consegna una grande responsabilità. Una chance che va colta. Lavoriamo con le forze alternative al centrodestra di Bardi per mandarlo a casa. Per fare questo serve lealtà e lungimiranza. Noi non ci tiriamo indietro dinanzi al bene degli italiani e dei lucani.
Arnaldo Lomuti
Deputato M5S — XIX Legislatura
Segretario, Commissione Difesa — Camera dei Deputati
Membro della Delegazione italiana al Consiglio d'Europa
Camera dei Deputati