Un’altra aggressione da parte di un detenuto è avvenuta nella serata di ieri 17 febbraio nella Casa Circondariale di Melfi, dove chi ne ha pagato le spese è stato un assistente capo di polizia penitenziaria con la conseguenza di sette giorni di prognosi.
Ancora una volta la violenza di chi non vuole accettare neanche le più semplici regole penitenziarie, sfocia in violenza fisica verso chi rappresenta lo Stato. Proprio così, un detenuto pugliese ristretto presso l’istituto penitenziario che ospita totalmente soggetti ad Alta Sicurezza , per un futile motivo, dovuto alla negazione di una richiesta non compatibile con la regolamentazione, ha fatto scattare l’ira del criminale in una violenta reazione, aggredendo furiosamente con schiaffi e pugni il poliziotto addetto al servizio di vigilanza presso la sezione detentiva. Solo grazie all’intervento di altro personale di polizia penitenziaria e di alcuni detenuti, la furia dell’aggressore e’ stata poi placata. E’ il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, attraverso la segreteria nazionale per la Basilicata a darne notizia . Il segretario nazionale della Basilicata Saverio Brienza, infatti, evidenzia come anche le aggressioni verbali e fisiche da parte dei detenuti reclusi in Basilicata risultano fenomeni non più isolati , tanto che la preoccupazione del sindacalista è quella di aver constatato che la gravissima carenza di organico negli istituti lucani ne ha ormai compromesso la sicurezza. La maglia della sicurezza negli istituti penitenziari è notevolmente fragile in questi ultimi tempi, basti pensare che in alcuni turni di servizio vi è la metà del personale necessario. Tutto ciò , continua Brienza, è una conseguenza di un insoddisfacente turn over del personale , poiché sono maggiori i pensionamenti delle assunzioni, pur apprezzando lo sforzo che il governo pone negli ultimi anni nei in tema di assunzioni nella polizia penitenziaria, tuttavia non è sufficiente a colmare il vuoto organico . Concludendo , il SAPPE della Basilicata chiede al competente Provveditorato Regionale di Bari, di avere una maggiore attenzione verso gli Istituti lucani e di procedere ad una sostanziale assegnazione di Baschi Azzurri nelle prossime mobilità nazionali.
La Segreteria nazionale SAPPe della Basilicata, infine, esprime apprezzamento a tutto il personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso tutti gli istituti lucani, per il notevole sforzo e impegno profuso ogni giorno al fine di affermare i principi e i valori istituzionali del Corpo , nonostante la presenza di fenomeni destabilizzanti come questo accaduto ieri a Melfi e augura al collega una pronta guarigione e un buon rientro in servizio, per continuare a garantire il proprio dovere come sempre .
Sdegno e ferma protesta vengono espressi dal Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece: “Si tratta dell’ennesima vile aggressione ai danni di un appartenente alla Polizia Penitenziaria. È inaccettabile che chi garantisce la sicurezza dello Stato all’interno delle carceri venga quotidianamente esposto a rischi gravissimi senza adeguate tutele. Chiediamo interventi immediati, misure concrete e tolleranza zero verso chi aggredisce il personale”. Il SAPPE rinnova la richiesta di “interventi urgenti per garantire maggiore sicurezza negli istituti penitenziari della Basilicata: più personale, strumenti di tutela adeguati e protocolli operativi che consentano di prevenire episodi di violenza sempre più frequenti, Non solo: suggeriamo al DAP di coinvolgere immediatamente anche la Lucania tra le regioni nelle quali attivare da subito la sperimentazione dello spray al peperoncino, per altro di libera vendita e comprato da migliaia e migliaia di cittadine e cittadini per la loro difesa”, evidenzia lo storico leader del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria - “Si tratta di uno strumento non violento, utile per gestire persone non collaborative, spesso in stato di alterazione o in condizioni pericolose, come frequentemente accade in carcere, dunque utile prima ancora che necessaria”. “Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza al collega ferito – conclude Capece – e ribadiamo che non è più tollerabile che chi rappresenta lo Stato all’interno delle carceri venga lasciato solo”.