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34 anni fa la strage di Pontecagnano nella quale morì anche Claudio Pezzuto

12/02/2026



Il 12 febbraio 1992 l’Italia perdeva due suoi servitori, giovani, orgogliosi di svolgere il proprio lavoro, di indossare la divisa da carabiniere; barbaramente uccisi mentre svolgevano il loro dovere a Pontecagnano, in provincia di Salerno.


Claudio Pezzuto aveva 29 anni, Fortunato Arena 23. Giovani vite spezzate, famiglie travolte dal dolore, e due eroi che hanno incarnato fino all’ultimo il valore del servizio, della dedizione e dell’onore. La storia di Claudio Pezzuto è legata indissolubilmente alla Basilicata (pur non essendo lucano) da un filo d'amore e di dedizione alla bellezza.


Era stato proprio l'amore ad averlo condotto a Francavilla in Sinni, giovane sposo di Tania Pisani e, poi, giovanissimi genitori del piccolo Alessio.



Claudio Pezzuto e Fortunato Arena furono trucidati mentre prestavano regolare servizio a Faiano di Pontecagnano. I due camorristi responsabili della mattanza, dopo mesi di intense ricerche, furono assicurati alla giustizia e condannati all’ergastolo. Quel 12 febbraio Claudio e Fortunato vengono allertati per attivare un posto di controllo nella centralissima Piazza Garibaldi di Faiano. Fermano un’auto: Claudio chiede i documenti al conducente, che appare nervoso. Notando un’ombra nella parte posteriore del veicolo, si sporge e subito i camorristi latitanti, Carmine De Feo e Carmine D’Alessio, aprono il fuoco spingendo in avanti il sedile del conducente. Claudio riesce ad allontanarsi, facendo scudo con il proprio corpo a ragazzi e giovani presenti in piazza. Per il suo sacrificio, Claudio Pezzuto è stato insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria. Il suo ricordo e il suo esempio vivono nella vita e nei racconti della moglie Tania, insignita nel 2025 del Titolo di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.


Oggi più che mai, ricordare quegli uomini significa riflettere sui difficili momenti che stiamo vivendo. Gli uomini e le donne in divisa spesso sono trascurati, derisi o fraintesi, eppure non sono semplici categorie: sono persone, con famiglie, sogni, responsabilità. Persone che ogni giorno rischiano la vita per la sicurezza di tutti, spesso con poche tutele e riconoscimenti.


Quello di Claudio è uno degli oltre mille nomi di vittime innocenti delle mafie ricordato ogni anno da Libera il 21 marzo.


 


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