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Un lucano potrebbe aver fatto una scoperta importantissima. Di Pinto: ‘Un Caravaggio suscita emozioni’

12/04/2021



La notizia ha già fatto il giro del mondo e deriva dall’intuito e dalle conoscenze di un lucano. Parliamo della ormai celebre storia del dipinto che stava per essere bandito all’asta in Spagna per pochi euro, ma che secondo il lavellese Antonello Di Pinto si tratterebbe dell’Ecce homo del Caravaggio.


Di Pinto è un docente di storia dell’arte, scrittore, artista, intermediario e grande studioso di opere d’arte che, per lavoro, si divide tra l’Italia e la Spagna ed è stato lui ha provocare una reazione a catena che potrebbe culminare in una delle più importanti scoperte dall’inizio del nuovo millennio.


“Il lotto è stato ritirato perché dobbiamo fare verifiche e studiare più approfonditamente il pezzo. I proprietari avevano dei dubbi”. È la spiegazione fornita dalla casa d’asta di Madrid circa questo stesso quadro che, appunto grazie allo studioso lucano, si ritine possa trattarsi dell’Ecce homo di Michelangelo Merisi e non, secondo quanto riportato nel catalogo, de ‘La Coronacìon de espinas’: un olio su tela attribuito al circolo di José de Ribera, che stava per essere venduto con una base d’asta di 1.500 euro prima che Di Pinto intervenisse, segnalandolo a Vittorio Sgarbi e impedendo che, un possibile capolavoro, fosse letteralmente svenduto per una cifra irrisoria. Se fosse davvero di Caravaggio potrebbe valere fino a 200 milioni di euro, o anche di più. 


Sappiamo che, finora, l’Ecce homo di Caravaggio - che raffigura il Cristo flagellato - era considerata l’opera custodita a Palazzo Bianco di Genova, che Di Pinto non ha esitato a definire “bruttissima”.  All’inizio del diciassettesimo secolo Monsignor Massimi commissionò il quadro al Passignano, al Caravaggio e al Cigoli senza che l'uno sapesse dell'altro. Alla fine fu scelto l’Ecce homo del Cigoli: del dipinto del Passignano si persero le tracce, mentre quello del Caravaggio, a quanto si sa, finì in Spagna. 


Adesso l’attenzione si è anche spostata sulla richiesta rivolta da Vittorio Sgarbi al ministro della Cultura Franceschini, affinché l’Italia acquisti il quadro che però, a questo punto, potrebbe diventare di interesse del governo spagnolo che, presumibilmente, si accerterà si tratti davvero di un ‘Caravaggio’ per poi vietare che esca dei propri confini. 


Professor Di Pinto, quindi, a suo avviso, si tratta proprio dell’Ecce homo del Caravaggio?  


Gli studiosi sono orientati in questo senso ma io, più che sulle ricerche, mi baso sulle emozioni. Un “Caravaggio” dà emozioni, è come un’energia pulsante che sta lì ad emanare la propria forza distruttiva. Quando ti trovi di fronte a un “Caravaggio” ti senti inerme, perduto. Riaffiorano le tue angosce, le tue paure: ti senti male a livello viscerale. 


Insomma, non ha bisogno di ulteriori dimostrazioni. 


Ripeto, io parlo di sensazioni. Guardi, quando ci si trova di fronte a un capolavoro non è un fatto casuale che si provi la famosa sindrome di Stendhal. Questo perché, in quel momento, tutte le energie dell’universo si trovano concentrate in ciò che si sta ammirando, lasciandoti lì senza poter fare altro che ricevere questo dono. Caravaggio era questo, metteva tutti d’accordo e, quando esce un ‘Caravaggio’, ad inchinarsi è il mondo intero. E pare proprio stia accadendo anche in questa circostanza. Come minimo vedo duemila opere d’arte al giorno, ma quando è uscito questo dipinto mi sono fermato e ho praticamente cominciato a dialogare con lui, appunto, ho provato sensazioni inenarrabili. 


Ed ha subito avvertito Vittorio Sgarbi?  


Sì, gli ho mandato la foto e, dopo averla visualizzata, mi ha risposto subito che mi avrebbe richiamato perché era impegnato. Lo ha fatto alle 3 di notte. Vabbè, ma questi sono gli orari di Vittorio. Mi ha subito detto che avevo trovato un “Caravaggio” e lo ha mandato a Gianni Papi, uno dei massimi esperti al mondo su Caravaggio. Io, nel frattempo, lo avevo mandato a Nicola Spinosa che è stato un po’ più cauto e vuole aspettare la ripulitura. Ma intanto la notizia si era diffusa. 


Papi invece che ne pensa? 


In sostanza la stessa cosa di Spinosa. Ha osservato che, presumibilmente, potrebbe trattarsi di un dipinto di Michelangelo Merisi ma di aspettare la pulitura. Ma le dico che questo conta ben poco. Immagino che lei avrà senz’altro sentito parlare del Salvator Mundi di Leonardo, venduto per oltre 450 milioni di dollari. Ebbene, lo sa che non è stato mai attribuito ufficialmente a Leonardo? Ecco perché batto sul tasto delle emozioni, perché, alla fine, si tratta di questo. Poi il mercato rovina tutto. Io avevo un compratore che di milioni ne aveva a disposizione tanti, ma alla fine ci fai pochissimo, perché arrivano i dollaroni quelli veri. Con questo dipinto di Caravaggio la casa d’asta spagnola ha commesso un gravissimo errore.  


 


Un errore in buona fede.  


Certo, ma si tratta comunque di un grave abbaglio. Se si fosse trattato di un’auto, sarebbe stato come vendere una Ferrari al prezzo di un’utilitaria. Sono stati troppo frettolosi nel mettere all’incanto il quadro a soli 1.500 euro e, adesso, si trovano in una situazione difficile. Ma li capisco, per carità. Quello che ha rotto le uova nel paniere a tutti, sono stato io. 


 


Ora cosa immagina accadrà? 


Hanno deciso di sospendere la vendita per eccesso di offerte, ma adesso la situazione sarà anche al vaglio del Governo. Per cui, potrebbero trascorrere anche degli anni. Intanto, il dipinto rimane nel caveau della casa d’asta. 


 


Ma ci sono possibilità che il dipinto possa tornare in Italia? 


Sgarbi ha già chiesto al Governo italiano di muoversi in questo senso, vedremo se ci saranno margini ma ritengo siano remoti. Per quanto concerne la reale provenienza dell’Ecce homo, alla Spagna dell’epoca apparteneva la Sicilia, dove si trovava il quadro, e, appena visto, un pittore, tra i tanti che ci provarono, esegue proprio un Ecce homo: poi ritrovato, ed erroneamente attribuito al Caravaggio. Tuttavia, per stabilirne una collocazione geografica è necessario entrare in un discorso molto complesso, che chiama in causa una serie di fattori da verificare. 


 


 


Gianfranco Aurilio


Lasiritide.it





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Sarà presente l’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Donatella Merra.

28/11/2021 Poste Italiane: estesi orari apertura di tre uffici postali lucani

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In particolare, gli uffici postali di Melfi e Moliterno (PZ) saranno aperti dal lunedì al venerdì, dalle ore 8:20 – 19:05, il sabato dalle ore 8:20 alle 12:35. Matera 5 osserverà l’orario di apertura su 6 giorni lavorativi. Lun/ven 08:20 – 13:45, sabato  08:20 – 12:45.
Questi interventi confermano la vicinanza di Poste Italiane al territorio e alle sue comunità e la volontà di continuare a garantire un sostegno concreto all’intero territorio nazionale. Anche durante la pandemia, infatti, Poste Italiane ha assicurato con continuità l’erogazione dei servizi essenziali per andare incontro alle esigenze della clientela, tutelando sempre la salute dei propri lavoratori e dei cittadini.
L’Azienda coglie l’occasione per rinnovare l’invito ai cittadini a recarsi negli Uffici Postali nel rispetto delle norme sanitarie e di distanziamento vigenti, utilizzando, quando possibile, gli oltre 8.000 ATM Postamat disponibili su tutto il territorio nazionale e i canali di accesso da remoto ai servizi come le App “Ufficio Postale”, “BancoPosta”, “Postepay” e il sito www.poste.it. 

15/11/2021 Obbligo di catene o pneumatici da neve

E’ stata emessa questa mattina e trasmessa alla Prefettura ed a tutte le Forze dell’ordine, l’ordinanza firmata dal Dirigente dell’Ufficio Viabilità e Trasporti della Provincia, l’ing. Antonio Mancusi, con la quale si fa obbligo:“A tutti i conducenti di veicoli a motore, che dal 01 Dicembre 2021 fino al 31 Marzo 2022 transitano sulla rete viaria di competenza di questa Provincia di Potenza, di essere muniti di pneumatici invernali (da neve) conformi alle disposizioni della direttiva comunitaria 92/33 CEE recepita dal Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 30/03/1994 e s.m.i. o a quelle dei Regolamenti in materia, ovvero di avere a bordo catene o altri mezzi antisdrucciolevoli omologati ed idonei ad essere prontamente utilizzati, ove necessario, sui veicoli sopraindicati.

Tale obbligo ha validità, anche al di fuori del pericolo previsto in concomitanza al verificarsi di precipitazioni nevose o formazione di ghiaccio”.

Non con i miei soldi. Non con i nostri soldi
di don Marcello Cozzi

Parlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua



 



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