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La voce della Politica
| AVS. Agricoltura lucana in crisi, costi alle stelle e giovani in fuga: le proposte per salvare il settore |
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28/10/2026 | L’agricoltura lucana sta attraversando una delle fasi più critiche e complesse della sua storia recente. Quella che viene definita da sindacati e organizzazioni di categoria (come CIA e Coordinamento Agricoltori Basilicata) come una crisi strutturale senza precedenti dal dopoguerra non è soltanto un problema economico contingente, ma un fattore accelerante dello spopolamento e della fuga dei giovani dalla regione. Quali i fattori della Crisi?
La crisi del comparto primario in Basilicata affonda le radici in una serie di criticità strutturali e congiunturali che ne compromettono la sostenibilità:
-Esplosione dei costi di produzione: L'aumento vertiginoso dei costi energetici, dei fertilizzanti, dei concimi (cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni) e del gasolio agricolo ha eroso quasi totalmente i margini di guadagno delle imprese.
-Marginalità economica e frammentazione: Molte aziende agricole, specie nelle aree interne montane e collinari, soffrono di una forte frammentazione fondiaria che impedisce le economie di scala. Anche nelle aree a forte vocazione ortofrutticola, come il Metapontino, la pressione della grande distribuzione organizzata e la volatilità dei prezzi penalizzano pesantemente i produttori.
-Crisi idrica e cambiamenti climatici: La gestione deficitaria delle risorse idriche, aggravata dalla siccità e da infrastrutture irrigue obsolete, mette a rischio intere campagne produttive.
-Il divario tra programmazione e realtà aziendale: Si registra una profonda sfiducia del tessuto produttivo nei confronti delle istituzioni regionali, alimentata da un divario percepito tra gli annunci di stanziamenti (come i fondi di emergenza regionali) e la reale liquidità che arriva effettivamente sui conti delle aziende.
Il risultato è rappresentato dal dramma del Ricambio Generazionale e la Fuga dei Giovani. La crisi economica si traduce direttamente in una crisi demografica e sociale. La Basilicata continua a registrare un esodo massiccio di cervelli e giovani forze lavoro (come evidenziato dai report Svimez):
-L'agricoltura come "ultima spiaggia": A causa della precarietà economica e della fatica fisica non adeguatamente remunerata, i giovani non vedono nell'agricoltura un settore attrattivo o un'opportunità di riscatto sociale, preferendo l'emigrazione verso i centri del Nord Italia o all'estero.
-Fallimento dei canali tradizionali di inserimento: Anche strumenti nazionali di incentivo all'autoimprenditorialità (come Resto al Sud 2.0) faticano a registrare numeri significativi in termini di adesioni e ricadute pratiche, a causa di un ecosistema formativo e di accompagnamento che spesso non prepara adeguatamente i giovani alla gestione d'impresa complessa.
-Abbandono dei territori: La fuga dei giovani si accompagna all'abbandono dei terreni fertili nelle aree interne, con conseguenze drammatiche in termini di dissesto idrogeologico, perdita di biodiversità e desertificazione sociale dei borghi lucani.
Quali gli Strumenti di Programmazione e lo Stato dell'Arte.
Il quadro degli interventi si fonda principalmente sulla programmazione comunitaria regionale, in particolare attraverso il CSR (Complemento di Sviluppo Rurale) Basilicata 2023-2027, che dispone di una dotazione complessiva di circa 450 milioni di euro. L'amministrazione regionale ha accelerato la messa a bando di diverse misure, ripartite tra:
-Sostenibilità Ambientale e Climatica (SRA): Assorbe la fetta più consistente delle risorse (circa il 32%), mirando alla tutela della biodiversità e alla gestione ecologica del suolo.
-Investimenti nelle imprese agricole (SRD) e Ricambio Generazionale (SRE): Circa 35,5 milioni di euro sono dedicati specificamente all'insediamento di giovani e nuovi agricoltori.
-Approccio LEADER e GAL: Attraverso i Gruppi di Azione Locale, si tenta di promuovere strategie di sviluppo locale partecipativo.
-I limiti riscontrati: Nonostante la capienza dei fondi sulla carta, il sistema sconta colli di bottiglia burocratici enormi, tempi di erogazione dei premi troppo lunghi per la sopravvivenza immediata delle aziende e una scarsa integrazione tra le politiche agricole e le strategie complessive contro lo spopolamento.
Le Proposte Concrete per Invertire la Rotta sono diverse. Per evitare il collasso definitivo del settore e arginare la fuga dei giovani, è necessario un cambio di paradigma radicale basato su azioni mirate e pragmatiche:
A. Semplificazione burocratica e liquidità immediata.
-Accorciare la filiera dei pagamenti: È indispensabile sburocratizzare l'accesso ai fondi strutturali (CSR) e attivare canali di credito agevolato a fondo perduto o a tasso zero per immettere liquidità immediata nelle aziende strangolate dai rincari energetici.
-Certezza dei tempi: I bandi regionali devono prevedere clausole di decadenza per i ritardi amministrativi della burocrazia pubblica, garantendo tempi certi di risposta ai giovani che investono.
B. Innovazione tecnologica e "Agricoltura 4.0" a portata di PMI.
Digitalizzare le campagne lucane, colmando il divario digitale delle aree rurali.
Incentivare l'adozione di tecniche di agricoltura di precisione (sensori IoT, droni per il monitoraggio delle colture, sistemi di irrigazione intelligente) per abbattere i costi di gestione di acqua, concimi e carburante, rendendo l'impresa agricola moderna ed ecologicamente sostenibile.
C. Banca della Terra e facilitazione all'accesso fondiario.
-Creare una Banca della Terra regionale attiva e mappata, che metta in rete i terreni pubblici abbandonati e quelli privati non coltivati, concedendoli in comodato d'uso gratuito o a condizioni agevolate ai giovani under 40 che intendano avviare progetti innovativi (ad esempio ad uso gratuito negli anni di avvio e successivamente pagare una quota minima fissata in base al reddito dell’impresa).
-Superare la frammentazione della proprietà terriera attraverso incentivi alle forme di cooperazione (cooperative e reti d'impresa).
D. Formazione d'impresa e incubatori rurali.
-Portare l'educazione all'imprenditorialità agricola direttamente negli istituti superiori e negli ITS lucani, creando incubatori di startup agroalimentari nei territori per accompagnare i giovani dalla fase di ideazione del business plan fino alla commercializzazione.
-Integrare le politiche agricole con il turismo sostenibile (agriturismi di qualità, enoturismo, cammini rurali) per diversificare le fonti di reddito delle aziende.
E. Tutela delle filiere e dei marchi di qualità.
Rafforzare i contratti di filiera per tutelare i produttori lucani (dall'ortofrutta del Metapontino ai cereali dell'interno, dall'olio al vino) dalle speculazioni commerciali, valorizzando i marchi DOP, IGP e Biologico sui mercati nazionali e internazionali tramite una regia istituzionale più aggressiva sul piano del marketing territoriale.
In conclusione, salvare l'agricoltura lucana non significa soltanto tutelare un comparto economico, ma difendere l'identità stessa della regione, il suo territorio dal dissesto e il suo futuro demografico, restituendo ai giovani la motivazione concreta per restare e investire nella propria terra.
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