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Cgil Basilicatan: Report asili nido e infanzia in Basilicata offerta inadeguata

10/07/2026

Posti insufficienti, spese a carico delle famiglie troppo elevate, rette insostenibili con una maggiore offerta ma anche un maggiore costo nelle strutture private e ritardi nell'attuazione dei progetti del Pnrr. È il quadro che emerge in Basilicata dal rapporto Cgil sui nidi e sui servizi alla prima infanzia.

In Basilicata sono 9.647 i bambini e le bambine tra 0 e 2 anni, a fronte di
2.401 posti disponibili per quanto riguarda i nidi (24,4%), 87 servizi integrativi prima infanzia (0,8%), per un totale di 2.488 servizi educativi complessivi (25,3%).

La Basilicata risulta così tra le sette regioni che ancora presentano una percentuale di copertura inferiore al 33%, tutte nel Mezzogiorno e molto lontane dal nuovo obiettivo europeo del 45% di partecipazione da raggiungere entro il 2030.

In generale in Italia risulta una spesa complessiva pubblica (sia per le strutture comunali che per le rette e i contributi pagati dai comuni per gli utenti di servizi privati) e quella degli utenti di 1,7 miliardi di euro, di cui l'80,7% a carico dei comuni e il 19,3% a carico delle famiglie. La quota media per utente a carico dei comuni è di 6.532 euro, mentre la quota a carico delle famiglie è di 1.567 euro.

Per quanto riguarda i nidi in Basilicata risulta una spesa complessiva di poco più di 6 milioni di euro per 1.112 utenti. La quota media per utente pagata dai Comuni è di 3.775 euro, a fronte di 1.661 euro a carico delle famiglie, ovvero il 30,6%, la percentuale più alta in Italia.

La spesa dei Comuni è così differenziata: per i nidi pubblici è di 3.842 euro, mentre per i nidi pubblici affidati a terzi è 3.607euro. Per i nidi privati con riserva di posti la spesa è 4.177 euro, mentre i contributi alla famiglie per frequenza di nidi è 1.256 euro. Anche la Basilicata conferma la tendenza nazionale di una maggiore disponibilità di posti nelle strutture private: il 52,6% nei nidi privati contro il 47,4% nei nidi pubblici. Una forte crescita del privato che sta caratterizzando tutto il paese, con differenze territoriali. Differenze che si accentuano se alla spesa sostenuta dai Comuni per la gestione dei servizi (al netto delle rette pagate dagli
utenti) si somma la spesa dell’INPS per i bonus (605 euro). In Basilicata la spesa media pubblica totale è di 928 euro, di cui 396 a carico dei Comuni (tra le più basse nelle regioni) e 532 erogati come bonus Inps.

A pochi mesi dalla scadenza, preoccupano poi i ritardi nell'attuazione dei progetti del "Piano asili nido e scuole dell'infanzia" (M4-C1-1.1) del PNRR. Dalla piattaforma di monitoraggio ReGiS del MEF, risultano finanziati 2.785 progetti validati, per un valore complessivo di 3,9 miliardi di euro (di cui 3,3 miliardi di euro PNRR), ma a febbraio 2026, risultano completate e collaudate solo 347 strutture (pari al 12,5%) ed effettuati pagamenti per soli 1,9 miliardi di euro (pari al 48,4% del totale). In questo scenario di ritardi nella realizzazione delle opere, risulta sempre più difficile credere che si possa riuscire a terminare tutti i lavori per collaudare le strutture entro giugno 2026, data prevista per la scadenza definitiva.
In Basilicata su 71 progetti finanziati ne risultano completati solo 7, il 9,9%. Su un totale di finanziamento di oltre 69 milioni di euro, di cui 64 milioni provenienti dal Pnrr, risultano effettuati pagamenti di appena al di sotto della metà (33.856.151 euro), ovvero il 49%.

Alla luce di ciò la Cgil Basilicata denuncia una "inadeguata offerta di servizi educativi per la prima infanzia in Basilicata" ed esprime "forte preoccupazione per i relativi diritti garantiti a tutti i bambini e le bambine sin dai primi mesi di vita, al netto dell'attivazione, a breve, dei nidi aziendali nella città di Potenza presso Regione, ospedale San Carlo e Università, che costituisce una buona pratica che può aprire la strada ad ulteriori investimenti nel welfare pubblico.

Garantire un’adeguata offerta di servizi educativi alla prima infanzia significa investire nel futuro, nei diritti e nell’uguaglianza. Occorrono nidi diffusi nel territorio, di qualità, accessibili e gratuiti. Occorre riflettere anche su possibili criticità relative alla congruità degli importi stabiliti nelle gare d’appalto e nei contratti di convenzionamento, soprattutto in relazione all’incidenza del costo del personale, agli standard di qualità dei servizi e agli obiettivi di contenimento delle rette a carico delle famiglie. Inoltre la progressiva riduzione del peso dei nidi a gestione diretta a favore di quelli gestiti da terzi con un’offerta che tende a orientarsi verso forme gestionali meno onerose per i Comuni, si traduce spesso nell’impoverimento dei salari o comunque nel peggioramento delle condizioni di lavoro di operatori e operatrici dei servizi. Si parla spesso impropriamente dei costi dei
servizi, soprattutto quelli pubblici, mentre non si parla abbastanza del costo della loro mancanza: costi educativi, sociali, economici; costi in termini di povertà educativa, dispersione scolastica, diseguaglianze, denatalità. I nidi si configurano come diritti dei bambini e delle bambine e per questo è fondamentale che siano diffusi, gratuiti e vengano garantiti a tutte e a tutti, superando i divari territoriali ed
economici e le difficoltà di accesso in base alle condizioni culturali, sociali ed economiche delle famiglie. Peraltro, i bambini che vivono in famiglie in cui lavora un solo genitore, spesso con una
maggiore difficoltà economica, hanno più difficoltà ad accedere ai nidi pubblici per i criteri applicati dai Comuni e a quelli privati per l’onerosità delle rette, mentre le famiglie con due redditi hanno maggiori probabilità di iscrivere i bambini al nido pubblico. Esistono dunque forti divari di offerta e di partecipazione di carattere non solo territoriale ma anche socioeconomico. Diseguaglianze che dipendono dalle condizioni economiche e occupazionali dei genitori o dalla loro cittadinanza.
Per ridurre i divari e aumentare l’equità del sistema dei servizi educativi, l’aumento della disponibilità dei posti è fondamentale ma da sola non basta a far crescere la partecipazione complessiva. Per questo è necessario agire anche sulle barriere di accesso che ostacolano la partecipazione di bambini e bambine delle famiglie più
svantaggiate.Investire in educazione di qualità per la prima infanzia genera non solo benefici educativi e sociali ma anche economici: adulti più autonomi sono capaci di impegnarsi nella vita
in modo più attivo. Senza considerare che l'estensione dell’offerta di nidi d’infanzia, andrebbe anche a creare opportunità di lavoro con profili professionali di qualità.

Dunque, non solo è necessario garantire la realizzazione di tutti gli investimenti previsti dal PNRR. Non basta costruire strutture se non le si mette nelle condizioni di essere operative
ed efficienti con il personale necessario a garantirne il funzionamento. È dunque
indispensabile garantire ai Comuni le risorse necessarie alla gestione corrente dei nidi, per valorizzare il personale e promuovere la qualità dell’offerta educativa. Ora non servono annunci e propaganda né tantomeno la retorica della natalità ma occorre
impegnarsi concretamente per assicurare il raggiungimento degli obiettivi europei a garanzia
di un’infrastruttura educativa e sociale strategica, affinché venga soddisfatto il diritto di tutte le bambine e i bambini a partecipare, sin dalla primissima infanzia, ad un percorso educativo e
di socialità che sia di qualità.
Occorrono politiche strutturali e di prospettiva che mettano al centro i bambini e le bambine, i loro diritti e i loro bisogni che devono trovare coerente e concreta realizzazione".

Su tutto questo la Cgil continuerà a concentrare l’attenzione "perché il nostro Paese e la Basilicata non perdano ancora una volta un’occasione irripetibile per raggiungere standard europei su una materia così essenziale e garantire in tal modo il fondamentale diritto al percorso educativo sin dai primissimi mesi di vita: è giunta l’ora di passare dalla propaganda a una politica seria e rigorosa che affronti i nodi specifici del settore insieme a quelli più generali del sistema Paese, consentendo a chi desidera programmare l’ampliamento del proprio nucleo familiare di poterlo fare in condizioni di fiducia nel futuro e di sicurezza materiale e potendo contare su un sistema di servizi all’altezza di un Paese sviluppato quale è l’Italia".

Segretari CGIL Basilicata
Fernando Mega
Giuliana Scarano



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