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La voce della Politica
| Sanità, Cifarelli: ''Latronico minimizza Rapporto Istat 2026, ma la propaganda non cura i lucani'' |
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9/07/2026 | “L’assessore Latronico prova a trasformare il Rapporto Istat 2026 in un’assoluzione politica della Giunta regionale. Ma la realtà è un’altra: la sanità lucana resta segnata da liste d’attesa, rinunce alle cure, mobilità passiva, carenza di personale e servizi territoriali ancora deboli. Il tentativo di raccontare una Basilicata sanitaria quasi in equilibrio serve solo a coprire le responsabilità politiche di chi governa la Regione da più di sette anni”.
Lo dichiara il consigliere regionale Roberto Cifarelli, Presidente della Commissione Bilancio e Programmazione.
“Il punto non è stabilire se la Basilicata sia la peggiore regione d’Italia. Il punto è che troppi lucani non riescono a curarsi in tempi accettabili, troppi sono costretti a rivolgersi al privato o ad andare fuori regione, troppi anziani e cittadini delle aree interne incontrano ostacoli enormi per accedere a visite, esami e prestazioni. Chi governa non può limitarsi a interpretare i dati in modo conveniente: deve rispondere della vita reale delle persone”.
Per Cifarelli, “nascondersi dietro i criteri nazionali di riparto del Fondo Sanitario non basta più. È vero che la Basilicata è penalizzata dal sottofinanziamento, ma dopo anni di governo regionale non si può scaricare tutto su Roma. La Giunta deve dire cosa ha fatto concretamente per ridurre le liste d’attesa, rafforzare gli ospedali, rendere funzionanti i servizi territoriali e recuperare la fiducia dei cittadini. Perché rivendicare più risorse è doveroso, ma governare quelle disponibili è una responsabilità politica che non può essere rimossa”.
“Anche il tentativo di ridimensionare il dato dei circa 60mila lucani che rinunciano alle cure è grave. Dietro quel numero ci sono persone, famiglie, pensionati, lavoratori che rinviano una visita o un esame perché il pubblico non risponde e il privato costa troppo. Questa non è statistica: è disuguaglianza sociale. E chi prova a derubricare la questione metodologica dimostra di non comprendere fino in fondo la sofferenza delle comunità”.
“Lo stesso vale per la mobilità passiva. Dire che è un problema di tutto il Mezzogiorno non consola nessuno. Ogni lucano costretto a curarsi fuori regione è una sconfitta della sanità regionale e un costo umano ed economico per la Basilicata. La mobilità passiva non si combatte con gli annunci sulle tecnologie acquistate (tra l’altro con le risorse del PNRR che il partito di riferimento dell’assessore aveva a suo tempo osteggiato), ma con reparti che funzionano, professionisti messi nelle condizioni di lavorare, prestazioni accessibili e fiducia ricostruita nei presidi sanitari regionali”.
Cifarelli aggiunge: “Sulle assunzioni servono meno annunci e più verità. Una cosa sono i piani triennali e i numeri comunicati in conferenza stampa, altra cosa sono medici, infermieri e operatori realmente in servizio nei reparti, nei distretti e nelle strutture territoriali. I cittadini non si curano con le slide, né con le tabelle delle assunzioni promesse”.
“Il cosiddetto Piano regionale della Salute 2026-2030 sarà credibile solo se produrrà risultati misurabili: tempi d’attesa più brevi, presidi rafforzati, servizi di prossimità, screening accessibili, personale stabile e tecnologie realmente utilizzate. Ma, per come è impostato, più che un Piano sanitario sembra un elegante esercizio di autoassoluzione politica: la Giunta scrive principi generali, evita di assumersi fino in fondo la responsabilità delle scelte e poi rinvia agli atti aziendali la concreta definizione dell’organizzazione sanitaria. Un modo raffinato per dire: decidiamo di non decidere”.
La Basilicata – conclude Cifarelli – non ha bisogno di rassicurazioni di maniera né di documenti buoni per riempire le conferenze stampa. Ha bisogno di una sanità pubblica che funzioni, che curi, che sia vicina alle persone e che non lasci soli i cittadini davanti alla malattia. |
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