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| Recensione libro di Noam Chomsky “Chi sono i padroni del mondo” |
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27/11/2016 | Il libro di Noam Chomsky “Chi sono i padroni del mondo” di 352 edito dalla Casa editrice Ponte alle Grazie, ed acquistabile al prezzo 16,80 euro, mette in rilievo che tra gli Stati potenti vi sono gli Stati Uniti che hanno avuto un ruolo determinante nella seconda guerra mondiale, e continuano ancora oggi ad avere un ruolo importante a livello mondiale.
Infatti ancora oggi impongono le regole del discorso globale, dalla questione israelo-palestinese all’Iran, all’America latina, alla “guerra al terrore”, al sistema economico internazionale, ai diritti e alla giustizia e via dicendo, fino ai problemi che coinvolgono direttamente la sopravvivenza della civiltà (come la guerra nucleare e la devastazione ambientale). Nondimeno, una volta raggiunto il suo apice nel 1945, il potere statunitense è andato via via diminuendo. Questo inevitabile declino ha fatto in modo che il potere di Washington fosse in certa misura condiviso con il “governo mondiale de facto” dei “padroni dell’universo”, per usare il gergo della stampa economica, ossia con le potenze statali capitalistiche (i paesi del G7) oltre che con le istituzioni da loro controllate in questa “nuova era imperiale”: il Fondo monetario internazionale e le varie organizzazioni mondiali del commercio. I “padroni dell’universo”, ovviamente, non rappresentano le popolazioni delle potenze dominanti. Persino negli Stati più democratici i cittadini hanno poca voce in capitolo sulle scelte politiche. Alcuni autorevoli ricercatori hanno dimostrato che negli Usa “le elìte economiche e i gruppi rappresentativi degli interessi economici agiscono in piena autonomia ed esercitano una forte influenza sulle politiche del governo, mentre i cittadini e i gruppi di interesse popolari hanno poca o nessuna influenza”. Questi ricercatori affermano che le evidenze da loro raccolte “confermano le teorie circa l’esistenza di un Dominio delle elìte economiche e di un Pluralismo condizionato, non di una Democrazia elettorale maggioritaria o di un Pluralismo della maggioranza”. Altri studi hanno dimostrato che la maggioranza dei cittadini, quelli al gradino più basso della scala di le sue opinioni e tendenze sono ignorate dai rappresentanti politici, mentre l’esigua fascia che si trova al vertice di quella scala esercita un’influenza straordinaria. Peraltro, stando a queste ricerche, analizzando i finanziamenti destinati alle campagne elettorali si possono prevedere con una certa precisione le politiche del governo.
Quando ci domandiamo “chi governa il mondo?”, partiamo dal principio universalmente accettato che attori protagoni¬sti siano gli Stati, in particolare le grandi potenze, e valutiamo dunque le loro scelte e le relazioni tra di essi. Ma un tale livello di astrazione può rivelarsi fuorviante.
Gli Stati hanno complesse strutture interne e le scelte e le decisioni dei vertici politici sono profondamente influenzate da centri di potere interni, mentre la popolazione è sovente tenuta ai margini. Questo vale anche per le società più demo-cratiche, e naturalmente per le altre. Non possiamo avere un quadro realistico di chi governa effettivamente il mondo se non teniamo conto dei «padroni dell’umanità», come li chiamava Adam Smith: ai suoi tempi erano i mercanti e i produttori d’In-ghilterra; nella nostra epoca sono le conglomerate multinazio¬nali, le enormi istituzioni finanziarie, gli imperi commerciali e così via. Sempre rifacendoci a Smith, è anche saggio ricordare la «vile massima» che guida i “padroni dell’umanità”: “Tutto per noi e niente per gli altri”. Una dottrina che implica una guerra di classe dura e incessante, spesso unilaterale, in cui a perdere è la popolazione del paese che li ospita e quella del resto del mondo.
Biagio Gugliotta
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