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| Accordo Ue-Mercosur: comparti agricoli e zootecnici lucani ad ''alta esposizione'' |
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19/01/2026 | Accordo Ue-Mercosur: comparti agricoli e zootecnici lucani ad “alta esposizione”
Ci sono comparti agricoli e zootecnici lucani ad “alta esposizione” per gli effetti dell’accordo Ue-Mercosur. Il Mercosur è molto competitivo nella carne bovina (Brasile e Argentina in particolare). I costi di produzione sono più bassi rispetto agli standard Ue. Anche se l’accordo prevede quote limitate, la pressione sui prezzi può colpire piccoli allevamenti lucani; aree interne e marginali. Rischio principale: calo dei prezzi all’origine e riduzione della redditività. A sottolinearlo è la Cia-Agricoltori Potenza e Matera che nell’analisi sottolinea inoltre che i paesi Mercosur sono grandi esportatori di cereali a basso costo e la Basilicata è forte nel grano duro. Il grano UE non è completamente liberalizzato, ma i prezzi internazionali fanno da riferimento, basta un aumento dell’offerta globale per deprimere il mercato. Di qui il rischio pressione sui prezzi, soprattutto per aziende non orientate alla qualità certificata. Ancora, il miele sudamericano entra già oggi in UE a prezzi molto bassi. Con l’accordo maggiore concorrenza, rischio confusione per il consumatore se l’etichettatura non è chiara. Critico per la piccola apicoltura lucana, già fragile. Secondo Cia, per la Basilicata, l’accordo penalizza soprattutto l’agricoltura “commodity” (prezzo basso, grandi volumi) e premia quella identitaria e di qualità.
Il vero rischio è per le piccole aziende non differenziate, mentre chi punta su qualità, certificazione e trasformazione locale è molto più protetto.
Il presidente nazionale di Cia-Agricoltori, Cristiano Fini: La qualità del nostro Made in Italy agroalimentare non si baratta. Per questo, sebbene soddisfatti per la soglia di salvaguardia scesa al 5% come da noi richiesto, continuiamo a legare il nostro sì all’accordo Ue-Mercosur solo a parità di regole e condizioni, e a controlli serratissimi, davvero all’altezza di standard produttivi e sanitari che i nostri agricoltori e allevatori sostengono con responsabilità e sacrifici e che sono dovuti a tutti i cittadini europei. “Attenzione, -continua Fini- tutta la partita sulla reciprocità è ancora un elenco di promesse e preannunciate proposte, arrivate dall’ultimo Agrifish in risposta alle nostre pressioni e al lavoro importante fatto dalle nostre istituzioni”. A Cia non bastano le intenzioni e l’Italia deve continuare a presidiare l’accordo, come fatto in questi ultimi mesi, e isolandolo da qualsivoglia questione geopolitica internazionale che possa minare l’Europa. La sfida è complessa, ma -per Cia- è essenziale ottenere un regolamento stringente e dettagliato che, tanto per cominciare, a fronte di quel 5%, soglia di variazione prezzo-volume per far scattare le indagini, preveda l’attivazione automatica della clausola. Inoltre, servono controlli sulle importazioni di gran lunga oltre il 50% dei prodotti e occorre che sia ferreo l’allineamento agli standard di produzione e fitosanitari, portando allo “zero tecnico” i livelli massimi di residui contenenti in prodotti come la frutta. “Sull’import di carne e riso -precisa Fini- non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Non è accettabile che nei nostri mercati entrino prodotti coltivati o allevati con sostanze e metodi vietati in Europa e in quantità che danneggiano il mercato interno. Ne va della salute dei cittadini e della tenuta delle nostre aziende”. Il Mercosur -sostiene da sempre Cia- è un’opportunità per alcuni settori di punta dell’export, come vini e formaggi, ancora di più pensando alle Dop e Igp italiane. In ballo per l’Europa un valore potenziale pari a quasi 5 miliardi e una crescita per il Made in Italy agroalimentare superiore al mezzo miliardo.“Su questo fronte possiamo alzare, ulteriormente, l’asticella -conclude Fini- in termini di protezione e promozione. Strategico intervenire adesso, definitivamente, sul giusto prezzo da riconoscere ai produttori, fare campagne sulla nostra cultura del cibo buono e sano, come sul lavoro insostituibile dei nostri agricoltori, dimostrare che gli accordi commerciali valgono quando creano efficienza, competitività e vantaggi reciproci. Il tempo a disposizione per aggiustare il tiro è quello del negoziato con il Parlamento Ue e i 27 governi, che adesso dovrà affrontare la nuova proposta. Cia e la sua mobilitazione è concentrata su queste carte”. |
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