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| Antropica: scienziati in bicicletta nel nome della sostenibilità |
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5/10/2017 | C’è chi pensa che il cambiamento climatico sia solo una grande invenzione; ed è grave quando a crederlo è qualche “grande” della Terra. Poi, magari, alla confusione e alla poca attenzione per l’Ambiente, si aggiungono anche i media e la letteratura, spesso mezzi di informazioni distorte o pilotate. È pur vero che gli eventi climatici di questi ultimi tempi, così spaesanti e distruttivi, stanno facendo allungare di parecchio il nostro sguardo: siamo sempre più consapevoli che, al di là del nostro naso, qualcosa sta mutando e che, magari, sono proprio le nostre azioni la causa principale di questo cambiamento radicale: una “connessione più intima rispetto ai fenomeni climatici del passato”, come sostiene l’antropologo e giornalista indiano Amitav Ghosh: la “Grande Cecità” di cui lo scrittore parla, quest’attuale era di strana consapevolezza, vede proprio una profonda crisi della letteratura dinanzi al tema sempre più cruciale del cambiamento climatico. Ma poi, mettiamoci un gruppo di scienziati che hanno deciso di portare la Scienza nelle piazze, pedalando dal Golfo di Napoli (30 settembre) al Mar Piccolo di Taranto (07 ottobre), e che fanno nascere “Antropica”; il tutto con un solo obiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica verso l'impatto delle attività industriali sugli ecosistemi, le inevitabili forme di inquinamento che mettono fine (con voracità) alle risorse naturali e la sostenibilità che queste ultime offrono all’ambiente (con la loro nascita e riproduzione). Di fatti, “Antropica” vuole partire proprio da quella che è stata definita “l’era dell’Antropocene”, l’attuale epoca geologica segnata fortemente dalle attività industriali avanzate dall’Uomo: un modo per ricordare e ricordarci quanto lo sfruttamento delle risorse naturali, offerteci da Madre Terra, stia portando ad un rapido declino della sopravvivenza degli esseri viventi; come se non bastasse l’Overshoot Day, il giorno dell'anno in cui l'umanità ha già utilizzato l'intero budget annuale di risorse naturali (ogni anno sempre più in anticipo), a ricordarci il nostro irreversibile debito con il Pianeta.
Unendo tra loro il Golfo di Napoli e il Mar Piccolo di Taranto, l’ex ILVA poi Italsider di Bagnoli e l’attuale ILVA di Taranto, gli scienziati attraverseranno tre regioni – Campania, Basilicata e Puglia – e i diversi contesti naturalistici che le caratterizzano: i Golfi di Napoli e Salerno; il Parco del Cilento, il Vallo di Diano e Alburni, il Parco della Murgia Materana – importanti dal punto di vista della conservazione della biodiversità e degli ecosistemi; fino ad arrivare all’Acquedotto Pugliese e alla sua gestione della risorsa acqua. Il viaggio è organizzato da alcuni ricercatori della rete LTER-Italia (la Rete di Ricerca Ecologica di Lungo Termine) – provenienti da diversi enti di ricerca e università italiane, affiancati da studenti universitari – che, pedalando e divulgando le varie ricerche ecologiche, seguono la strada dei “Cammini L-TER”: un’iniziativa itinerante di comunicazione della scienza che LTER-Italia organizza periodicamente per far conoscere le proprie attività al pubblico; itinerari a basso impatto ambientale, con lo scopo di far conoscere le ricerche che vengono svolte sui siti appartenenti alla rete LTER ai cittadini che si incontrano lungo il cammino: un dialogo tra scienza e società civile che è però anche racconto di viaggio, di territori, di persone e di cose di natura. Due tappe stanno toccando, dunque, la Basilicata: la IV tappa (04 ottobre), che da San Gregorio Magno (SA) è arrivata a Potenza – “una tappa corta e amara”, come l’ha definita Domenico D’Alelio, ricercatore della Stazione Zoologica e autore con Emilio Rigatti del libro "Uno scienziato a pedali" – e la V tappa (05 Ottobre) che, invece, tocca la Capitale Europea della Cultura profanata anch’essa – ahinoi! – dalla Cementeria Italcementi.
Il cammino è sempre stato fonte d’ispirazione, di cambiamenti d’animo quanto di racconti; il suo muoversi lento, raccolto, con ogni mezzo a disposizione, scandisce il tempo che ciascuno dedica a se stesso e alla sua personale ricerca. Un peregrinare che, dalle epoche più lontane, si ripete, incessante, seguendo un unico filo lungo secoli. “E senti allora, se pure ti ripetono che puoi, fermarti a mezza via o in alto mare, che non c'è sosta per noi, ma strada, ancora strada, e che il cammino è sempre da ricominciare” (da “Poesie Disperse”); e Montale aveva ragione. Quando poi il cammino si incrocia con il ritmo della Natura e della biodiversità, il binomio diventa perfetto.
Marialaura Garripoli
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